Secondo Grillo è un passo obbligato per l’Italia che potrà «svalutare la cara vecchia lira del 40-50%, e anche se ciò non risolverà tutti i problemi economici del Paese, renderà le nostre esportazioni più competitive». In realtà la svalutazione per essere competitivi con la Cina porterebbe a una riduzione del salario di un 60-70%, distruggendo il nostro potere d’acquisto. I prezzi delle materie prime e dei beni di prima necessità costerebbero di più a danno della competitività e c’è il rischio che la lira non venga accettata come moneta di scambio.
Per uscire dall’euro Grillo propone un referendum, già nei 20 punti del programma 5 stelle. A Mirandola il 12 maggio 2013 ha detto: «Noi consideriamo di fare un anno di informazione e poi di indire un referendum per dire sì o no all’Euro e sì o no all’Europa». Ricordiamo che i trattati internazionali non possono essere soggetto di referendum. Almeno secondo l’Articolo 75 della Costituzione.
Ciò premesso, ecco l’elenco delle dichiarazioni. 1 dicembre 2011: ci sono due posizioni opposte sull’euro, entrambe con pari dignità. Occorre referendum in proposito. 26 aprile 2012: L’euro non può essere un tabù. Si deve poter parlare di uscita dall’euro. Primavera 2012: in un’intervista di Sortino a Grillo: «Io sono per valutare una seria proposta di rimanere in Europa ma uscire dall’euro, con il minor danno possibile». Ad altri giornalisti: «90 su 100 ci riprendiamo la lira». 28 giugno 2012: «Io non sono contrario all’euro in principio. Ho detto che bisogna valutare i pro e i contro e se è ancora fattibile mantenerlo. Ma, se usciremo dall’euro, sarà solo a causa del nostro enorme debito pubblico». 27 dicembre 2012: Referendum sulla permanenza nell’euro. 9 febbraio 2013: Grillo ospita nel suo blog un intervento critico sull’euro, a cura del professor Alberto Bagnai. 22 febbraio 2013, a piazza S. Giovanni: «Io non ho mai detto di uscire dall’Europa, io non ho mai detto di togliersi dall’euro. Voglio una consultazione popolare».
«L’85% del debito non è in mano nostra è in mano alle banche! Di cui la metà straniere: francesi, inglesi, tedesche». ha detto Grillo.
In realtà il debito attribuito a soggetti definibili raggiunge solo il 27,3%. A questo va sommata la quota detenuta dalla Banca d’Italia (4%), quindi il debito in mano agli istituti bancari raggiunge il 31,3% mentre la restante somma appartiene a soggetti privati. Le banche straniere detengono solo il 12,3% del nostro debito e non il 50% come sostenuto dal genovese.
E ancora: «Se fallivamo noi ci portavamo dietro la Francia e la Germania quindi tutta l’Europa».
Ma nel 2010 la Francia aveva in pancia il 20.93% del debito pubblico italiano, mentre la Germania solo il 7.78%, per un totale complessivo di 28.71%. Il debito complessivo nel 2010 era pari a 1.841.912 milioni di euro.
«Metà del nostro debito è in mano a banche straniere - 511 miliardi ce l’hanno i francesi, 200 miliardi i tedeschi».
Il dato fornito da Grillo viene smentito dal Bollettino Statistico di Bankitalia. A maggio 2012 il debito in mano a tutti i non residenti ammontava a 690 miliardi, pertanto tedeschi e francesi non potevano avere in pancia 711 miliardi di debito. E questi Paesi non potevano avere il 50% del nostro debito visto che quello complessivo era di 1966 miliardi: quindi potevano avere solo il 35%.
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