Proprio la presenza ossessiva di quelle stesse quattro foto mi ha fatto subodorare la turbocazzata: “che sia una bufala?” Mi son chiesto. Così, stancamente, ho provato a fare il lavoro che dovrebbe fare qualsiasi giornalista. Ho inserito la foto su google immagini (lo sapete, vero, che inserendo una foto si possono cercare tutte le corrispondenze della stessa immagine sull’intero web? Vero che lo sapete?) e … indovinate un po’? (rullo di tamburi) È una bufala!
Andrea Liviotti non esiste, è solo uno scherzo che nasce per fini seri, tutt'al più un anagramma di Adriano Olivetti, messo su Linkedin per attirare le sirene di imprenditori in cerca di forza lavoro. E sul web si è scatenato un putiferio. Nel giro di due settimane, il suo profilo ha registrato circa 200 contatti, il video di YouTube nel quale il sedicente studente raccontava la sua storia e le proprie innovazioni, è stato visitato da oltre 2mila contatti in due settimane. (via Andrea Liviotti, lo studente che esiste solo su Linkedin. E che in due settimane riceve offerte di lavoro - Il Sole 24 ORE)
Una cialtronata in piena regola, insomma, che è indegna della Royal Society e cavalca il sessantesimo anniversario della morte di Turing, causando soltanto confusione nell'opinione pubblica. Non c'è nessuna intelligenza artificiale in arrivo: continueremo a essere circondati dalla stupidità naturale e dall'ingenuità dei giornalisti boccaloni che scrivono di cose che non sanno e pubblicano qualunque cosa senza verificarla. E questo “test” dimostra semmai che se basta così poco per imitare un tredicenne, allora i tredicenni non sono esseri pensanti. Ho qualche dubbio in proposito anche su molti giornalisti. (via No, un “supercomputer” non ha superato il Test di Turing | Il Disinformatico)
Sul suo account ufficiale di Twitter, il direttore di Repubblica on-line, Vittorio Zucconi, ha attaccato ieri il Movimento cinque stelle in questo modo: “Un moVimento di giovani e di incapienti. Infatti, ecco la pubblicità di ieri sul blog di Grillo: Rolex e dentiere”, mostrando la foto della pubblicità che compariva sul suo computer da “La Cosa”.
autogol è clamoroso, come gli ricordano in molti che hanno commentato questo tweet.
Il giornalista e scrittore Michele Serra ha scritto una lettera pubblicata su Repubblica in prima pagina per lo sconosciuto “impostore” che scrive delle cose a suo nome – a nome di Michele Serra – su Facebook, chiedendogli di smettere e rivendicando il diritto di non far intervenire polizie postali e di non aprire propri profili ufficiali. Il gestore della pagina Facebook ha già annunciato che la chiuderà, scusandosi con Serra. (via Michele Serra e il falso Michele Serra - Il Post)
Un grande giornale del 2014 è fatto così: non con cose altissime o sedicenti tali, vecchissime o seriosissime, non con drammi e gossip, non con appelli e nostalgie, non con cose che interessano solo e soltanto agli addetti ai lavori – banalmente con cose fatte benissimo riguardo le cose del nostro tempo. Costa due euro.