Disinformazione

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Peccato solo che Pulitzer non abbia un premio per questo genere di giornalismo all’italiana, Gianni ha così dovuto incassare la delusione e veder premiati proprio quelli che lui ha negato essere giornalisti e sottolineato come notizia dell’anno lo...

Peccato solo che Pulitzer non abbia un premio per questo genere di giornalismo all’italiana, Gianni ha così dovuto incassare la delusione e veder premiati proprio quelli che lui ha negato essere giornalisti e sottolineato come notizia dell’anno lo scandalo Datagate, sul quale Riotta ha speso diversi pezzi per cercare di convincere gli italiani che si tratti di una sciocchezza ripetendo all’infinito che «sono solo metadati», anche di fronte all’evidenza del fatto che NSA registra tutto, anche il contenuto delle telefonate d’interi paesi all’ingrosso. (via Il tempismo è tutto nel giornalismo | Mazzetta)

I giovani leggono poco i giornali. Il 91% sceglie la Rete, soprattutto i portali dei quotidiani, ma la maggior parte ritiene il web non affidabile. A dirlo è la ricerca ‘I giovani e l’informazione’ di Lella Mazzoli, direttore dell’Istituto per la...

I giovani leggono poco i giornali. Il 91% sceglie la Rete, soprattutto i portali dei quotidiani, ma la maggior parte ritiene il web non affidabile. A dirlo è la ricerca ‘I giovani e l’informazione’ di Lella Mazzoli, direttore dell’Istituto per la formazione al giornalismo dell’Università di Urbino. I dati sono stati anticipati ieri in occasione del primo incontro ‘Atelier-Collaboratorio di Intelligenza Connettiva’, un brainstorming tra studenti, docenti, ricercatori e rappresentanti del mondo dell’editoria organizzato dall’Osservatorio TuttiMedia e Media Duemila in collaborazione con la Fieg. (via I giovani si informano in Rete ma non si fidano (SLIDE) | Prima Comunicazione)

4 Parole, parole, parole I comunicati stampa spesso ricorrono a frasi fatte, parole o formule che funzionano e che stimolano il giornalista medio a inserire la notizia in un articolo. Quelle che non mancano mai in questi ultimi anni sono tutti quei termini che dicono e non dicono, riempiono l’aria e fanno chic: tra tradizione e innovazione, le eccellenze, experience, contaminazione, narrazione, sensoriale

9) Quelli che… Scalfari gli fa una pippa: la loro fonte è Wikipedia Perché hanno pubblicato un pezzo nelle pagine economia&finanza su un tuo cliente, multinazionale ovviamente. E assieme alle castronerie varie citano il nome del Numero 1 mondiale in carica….ma nel 1998. Che se non è già morto, di sicuro è in pensione da un pezzo. E quando glielo fai notare, tra l’imbarazzo e la promessa di 12 articoli di riparazione ha un impeto di orgoglio e ti dice: ma come, ero certo il N.1 fosse tale Mario Rossi: l’ho letto anche su Wikipedia! Ora, ho capito che ti sei votato al web 2.0: ma se invece di pubblicare alla cieca, mi fai due minuti di chiamata ti evito una figura di emme. Che sto qua per questo e alla fine il mio mestiere lo so fare.

Tra le attività di aggregazione di contenuti esterni ce n'è una più delicata delle altre, che potremmo definire picking, dal verbo to pick, che in inglese significa sia scegliere, che prendere, che rubare. È un verbo interessante e secondo me molto...

Tra le attività di aggregazione di contenuti esterni ce n'è una più delicata delle altre, che potremmo definire picking, dal verbo to pick, che in inglese significa sia scegliere, che prendere, che rubare. È un verbo interessante e secondo me molto adatto in questo caso, perchè l'attività di cui parliamo consiste in un misto di tutte e tre i gesti: si sceglie una fonte, si prende un contenuto e lo si “ruba”, nel senso più nobile del gesto.
Chiariamo subito: non c'è niente di illegale, né di riprovevole nel farlo, soprattutto se si cita chiaramente la fonte (purtroppo ci sono testate, come Repubblica o il Corriere che non citano quasi mai le fonti, con una regolarità che fa quasi credere che sia una regola redazionale). (via Picking: che succede se abbiamo tutti le stesse fonti? | Linkiesta.it)

Newspaper front pages remixed with top trending stories

Ma che cosa avete fatto, voi delle «Iene»? Avete difeso, propugnato, diffuso, le discutibili virtù del metodo stamina? Davide Parenti […] è l’ideatore e autore del programma […]. E dice:
«C’è una sola parola per descrivere quello che noi abbiamo fatto: abbiamo raccontato. E di sicuro racconteremo ancora molto su questa vicenda, che è intricata e contraddittoria».

La difesa di Davide Parential sul caso Le Iene/Stamina. In pratica un'ammissione di assenza di etica giornalistica 

“Noi delle Iene non abbiamo difeso Stamina: l’abbiamo raccontata” (via tecnoetica)

(via tecnoetica)

Moni Ovadia è un'icona della sinistra radicale, un intellettuale multiforme e colto, ora anche una bandiera per la lista Tsipras in vista delle Europee. Fa dunque un certo effetto scoprire che l'imponente tribuno dall'eloquio torrenziale abbia dovuto...

Moni Ovadia è un'icona della sinistra radicale, un intellettuale multiforme e colto, ora anche una bandiera per la lista Tsipras in vista delle Europee. Fa dunque un certo effetto scoprire che l'imponente tribuno dall'eloquio torrenziale abbia dovuto misurarsi con una vicenda a luci rosse: un tentato ricatto a sfondo sessuale. Una storia iniziata nel 2010 ma di cui non si sapeva nulla finché il Corriere della Sera non l'ha rivelata. Niente di cui lo scrittore e musicista debba vergognarsi, sia chiaro. Semmai una sgangherata estorsione condotta in modo dilettantesco e quasi farsesco da un pugno di collaboratori del drammaturgo. Ovadia si presta al gioco e mostra la sua abilità di uomo di teatro fino a smascherare con l'aiuto della Procura il terzetto inebriato dall'illusoria prospettiva di un incasso facile facile.
E invece il trio si è trovato impigliato nella trama hard che pensava di poter governare senza problemi. Errore che è costato ai tre una denuncia per l'odiosa macchinazione. Tutto comincia quando uno dei collaboratori infedeli del multiforme Ovadia lo chiama e gli chiede a bruciapelo diecimila euro per evitare la pubblicazione sui giornali di sei foto in bianco e nero: in quelle istantanee Moni Ovadia è ripreso in intimità con la moglie. Con la consorte legittima e non con qualche amante più o meno clandestina. E infatti lui replica che con la donna della vita in camera da letto fa quello che vuole. Poi però si accorge che dall'ufficio di Milano è scomparso l'hard disk dove sono archiviate le sue foto. Tutte, comprese quelle che non ci si aspetterebbe dall'infiammato cantore delle lotte proletarie. (via Ovadia, il radical chic ricattato per le foto hard con la moglie - IlGiornale.it)

Così ‘il Giornale’ di oggi – ne taccio pietosamente la firma – mette in prima pagina un fatto di cronaca che riguarda Moni Ovadia: qualcuno ha rubato in casa sua immagini private che lo ritraevano con la moglie e ha cercato di ricattarlo. Ecco, a...

Così ‘il Giornale’ di oggi – ne taccio pietosamente la firma – mette in prima pagina un fatto di cronaca che riguarda Moni Ovadia: qualcuno ha rubato in casa sua immagini private che lo ritraevano con la moglie e ha cercato di ricattarlo. Ecco, a proposito di quello che si diceva ieri: questa è un po’ merda. Direi merda, soprattutto, nella logica: uno che è di sinistra non può andare a letto con sua moglie e, se gli va, fotografarsi con la medesima? C’è una contraddizione? Cioè, noi di sinistra dobbiamo copulare al buio con addosso un sacco di iuta bucato in prossimità dei genitali come le pie donne del Medioevo? Fateci sapere. Ma è anche un po’ merda nelle sue definizioni e nel suo sgangherato tentativo di conclusione politica: «l’attore radical chic» e «guitto» ora «è già tornato alle sue orazioni civili» e adesso «sarà costretto a riscoprire il suo talento di menestrello per rimettere insieme i cocci del sogno rivoluzionario». (via Questa, ad esempio, è un po’ merda – Piovono Rane - Blog - L’Espresso)